lunedì 21 febbraio 2011

Memorabile

(post retrodatato per motivi bellici)

Il sale della democrazia sono le differenze e le divisioni.
Per questo il monologo di Benigni a Sanremo era scialbo: ascoltarlo è stato come bere la pipì della Chiabotto. 
Scende giù senza problemi, ma è povera di sodio.

Senza contare le numerose imprecisioni storiche. E che quello su cui è entrato non era un cavallo bianco, ma un leardo. E se anche fosse stato un cavallo bianco non sarebbe stato un cavallo.

(D'altra parte Benigni non è nuovo alla riscrittura della storia: per vincere l'oscar fece liberare Auschwitz dagli Americani anziché dai Sovietici.).

Benigni ha parlato per 52 minuti di eventi e personaggi "memorabili": diversamente dal suo monologo.

Eppure il monologo è piaciuto a tutti, anche a "Il Giornale" che all'indomani della performance sanremese del "fu" enfant terrible titolava con un fascistissimo:

Onore a Roberto Benigni avversario ma senza odio


sottotitolo:

La performance dell'attore è a prova di critica: ha "stretto a corte" tutti, in maniera bipartisan. Perché, per una volta, non riconoscerlo? 


("Stretto a corte"? Ma allora non avete proprio capito un cazzo!)

Se mai "Il Giornale" dovesse esprimere apprezzamento per questo blog, mi farò invitare a pranzo da Morandi.

Il monologo di Benigni è stato così pietoso che per protesta ho deciso di ridere alle battute di Luca e Paolo.

Ma Benigni è un'istituzione, non puoi dire che ti fa cagare, altrimenti tutti ti guardano scioccati.
(Tranne Morandi: a lui viene l'acquolina in bocca).

Sinceramente credo che la maggior parte della popolazione non rida spontaneamente, ma perché sa che deve ridere.
Questo spiega le risate finte nelle sit-com. E a Striscia la notizia. (Ahahahahaahahah!)

Ed è stato davvero orribile fingere per tutto il tempo che mi fosse piaciuto.
Adesso capisco cosa prova la tua ragazza. (Ahahahahahah!)

(special thanks to Anto)

lunedì 14 febbraio 2011

Salamoia

Chiedo ai miei lettori di scusarmi per la lunga assenza, ma per diverse ragioni, in queste due settimane non ho potuto informarvi sullo stato di salute della democrazia italiana.

La storia è piuttosto complessa, soprattutto per menti semplici come le vostre, pertanto la ricostruirò passo per passo e la scriverò lentamente in modo da adattarmi al vostro tempo di lettura (cit.²).

Mi trovavo in Egitto, alla ricerca dello zio di Ruby che, però, non voleva assolutamente ricevermi accampando scuse improbabili quali la rivolta popolare massiccia che si stava scatenando nei suoi confronti.
La gente inventerebbe qualunque cosa pur di non prendere in custodia una nipote troia.

Fortunatamente mi tenevo aggiornato su quanto accadesse in Italia con il mio IPad®.
Ma doveva esserci qualche problema di funzionamento, perché arrivavano notizie assurde come quella di una portavoce di Futuro e Libertà, Tiziana Maiolo, che avrebbe affermato che "educare un cane è più facile che educare un bimbo Rom".
Parole così insulse che per un attimo ho pensato provenissero da una fascista.
(E invece la Maiolo era comunista!)

Poi mi sono reso conto che quello che avevo con me non era un IPad®, ma un tagliere.
Cose che capitano.

Alcuni pensano che l'IPad® un giorno potrà sostituire i giornali cartecei.
In realtà mi sembra un po' uno spreco incartarci il pesce.

Al mio ritorno in Italia sono stato fermato alla dogana: manco fossi stato un immigrato tunisino in fuga da una guerra civile.

Dei PM comunisti volevano interrogarmi sul mio ruolo nella vicenda dei festini a casa di Berlusconi.
All'inizio non volevo collaborare, ma quei magistrati sanno il fatto loro.
Mi hanno costretto a leggere l'ultimo libro di Alfonso Luigi Marra.
E dio solo sa quanto io odi leggere i libri che ho già letto.

Quindi ho desistito:

"Il mio ruolo consisteva nel mettere delle olive in ogni bicchiere di Martini.
E in cambio potevo bere tutta la salamoia."

Vado pazzo per la salamoia. Ad eccezione dell'eroina, che assumo per noia, e della cocaina, che mi serve per contrastare gli effetti dell'ero, è la mia unica droga.

Non mi credevano.
Ho dovuto scolarmi 4 barattoli di salamoia purissima davanti ai loro occhi.
Perlomeno ho vinto 500 euro ed ora il mio sangue è più fluido.

Devo dire che al mio ritorno in Italia la situazione mi sembra lievemente migliorata.
Ieri oltre un milione di donne ha* manifestato in difesa della propria dignità.
(Non vedevo sfilare tante donne, dall'ultima volta che sono stato alla Villa di Arcore.)

Fini ha proposto a Berlusconi le dimissioni "simultanee" per andare poi al voto.
Ma ovviamente il cavaliere ha rimandato la proposta al mittente, appuntandosi sulla fallacia del concetto di simultaneità nella relatività ristretta.

Intanto ho saputo che Mubarak è fuggito in Germania. In coma.
La gente inventerebbe qualunque cosa pur di non prendere in custodia una nipote troia.

*La concordanza è con il sostantivo "un milione". Oggi avete imparato un po' di grammatica italiana.
Non c'è di che.

Special thanks to Peppe.

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Democritico significa...

... essere critici nei confronti del popolo. Il popolo che si lascia manovrare, il popolo che si fa massa, il popolo che elegge i mafiosi e i criminali e poi chiede che non siano candidati, il popolo che crede che possano essere degli ultrasettantenni a creare un partito per i ventenni. Il popolo che si lascia convincere da tutti in ogni momento. Che applaude il colpevole e poi anche il boia. Essere critici significa cercare di capire, per poter scegliere. Nient'altro.